Forza maggiore in Italia ed epidemia da coronavirus

I provvedimenti restrittivi adottati in Italia (ed a breve distanza di tempo in numerosi Stati in tutto il Mondo) hanno provocato conseguenze immediate nella capacità delle imprese di adempiere ai propri obblighi contrattuali.

Per questo motivo, le imprese possono ritenere di invocare lo stato di forza maggiore per evitare la responsabilità del ritardato adempimento o dell’inadempimento.

In Italia non esiste una definizione specifica di “forza maggiore”, ma le disposizioni del codice civile permettono di disciplinare le situazioni in cui adempiere al contratto sia divenuto impossibile od eccessivamente oneroso. L’art. 1256 prevede che “l’obbligazione si estingue quando per una causa non imputabile al debitore l’obbligazione risulta impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile dell’inadempimento.” Qualora l’impossibilità sia temporanea, l’obbligazione può estinguersi se l’impossibilità perdura fino a quando il debitore, in relazione al titolo od alla natura dell’obbligo, non può più essere ritenuto obbligato, od il creditore ha perduto l’interesse alla prestazione.

Per avvalersi dell’esclusione di responsabilità prevista dall’articolo 1256 è necessario che concorrano gli elementi dell’impossibilità di eseguire la prestazione e dell’assenza di colpa del debitore in ordine al verificarsi dell’evento che l’ha procurata (come confermato da numerose sentenza della Suprema Corte, tra le tante Cassazione civile 14915/2018).

L’art. 1467 regola i rapporti dei contratti a prestazioni continuate e corrispettive, stabilendo che: ”se la prestazione di una delle due parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari ed imprevedibili, la parte che deve eseguire tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto. La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nell’alea normale del contratto. La parte contro la quale è demandata la risoluzione del contratto può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto”.

Sono pertanto necessari due requisiti, che la prestazione sia divenuta di difficile esecuzione per avvenimenti straordinari ed imprevedibili e che tali avvenimenti siano diversi da quelli che normalmente rientrano nel rischio contrattuale. L’epidemia da coronavirus, a seguito della quale sono state disposte misure di emergenza in tempi brevi e senza alcuna prevedibilità, con effetti sui processi industriali di produzione e di consegna delle merci, permette di avvalersi della possibilità di invocare la rinegoziazione o la sospensione, per i contratti stipulati in data precedente al diffondersi dell’epidemia.

I contratti internazionali possono poi devolvere la soluzione a specifiche clausole contrattuali, alle quali le parti dovranno attenersi, od alla “Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di vendita internazionale di merci (Vienna, 1980)” che all’Art. 79 paragrafo 1 prevede. “Una parte non è responsabile dell’inadempienza di uno dei suoi obblighi se prova che tale inadempienza è dovuta ad un impedimento indipendente dalla sua volontà e che non si poteva ragionevolmente attendere che la prendesse in considerazione al momento della conclusione del contratto, ch’essa la prevenisse o la superasse o che ne prevenisse o superasse le conseguenze.”

Le parti possono servirsi anche della clausola standard della Camera di Commercio Internazionale di Parigi in tema di forza maggiore, la quale definisce la forza maggiore: “un evento o circostanze (evento di forza maggiore) che impediscono ad una parte l’esecuzione di una o più obbligazioni contrattuali se e nella misura in cui la parte affetta dall’impedimento dimostri:

  • Che l’impedimento eccede la ragionevole possibilità di controllo della parte;

  • Che non poteva essere ragionevolmente previsto al momento della conclusione del contratto;

  • Che gli effetti dell’impedimento non possono essere evitati o superati dalla parte coinvolta.” (ICC Force Majeure and hardship clauses – March 2020)

 

Secondo entrambe le clausole, le conseguenze delle restrizioni adottate in Italia a seguito dell’epidemia ed il loro effetto sull’operatività delle imprese, possono costituire causa di forza maggiore e le imprese potranno avvalersene, attenendosi a quanto previsto dalla Convenzione o dalle clausole standard della Camera di Commercio Internazionale.

 

Infine, il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 (così detto Decreto “Cura Italia”) ha previsto all’articolo 91 che: “il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutato ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti”. Di conseguenza qualora il ritardo di un pagamento sia causato dal rispetto di misure restrittive previste per il contenimento dell’epidemia, potrà essere sempre invocata la forza maggiore e l’esclusione della responsabilità del debitore.

Avvalersi della clausola di forza maggiore – aspetti pratici

 

Nel momento in cui si manifesta una causa di forza maggiore, dipendente o meno dalle misure adottate dal Governo a seguito dell’epidemia di coronavirus, o da altri fattori, il primo passo consiste nel notificare senza ritardo l’impedimento alla propria controparte contrattuale.

 

L’avviso da inviare alla controparte deve essere immediato, al momento della conoscenza o anche della conoscibilità di una causa di forza maggiore eventuale, ma al momento solo probabile.

 

Deve inoltre indicare con chiarezza il tipo di impedimento, i motivi, le ragioni che impediscono alla parte di poter controllare la situazione di impedimento o reperire soluzioni alternative, e la prevedibile durata del medesimo.

 

Deve inoltre essere inviato con un metodo di comunicazione recettizio in grado di dare la prova del ricevimento di comunicazione dalla controparte, pertanto, ai sensi dell’ordinamento giuridico italiano, può essere utilizzata la raccomandata con ricevuta di ritorno, anche internazionale (od il piego raccomandato), fax, la notifica a mezzo di Ufficiale Giudiziario, oppure (se entrambe le società ne dispongono), la posta elettronica certificata.

Una mail con ricevuta di consegna/lettura non costituisce prova del ricevimento della comunicazione dalla controparte, ma solo un possibile elemento di prova, salvo che la controparte non risponda alla mail confermando in modo implicito od esplicito il ricevimento. Per questo motivo è sempre necessario affiancare alle comunicazioni elettroniche l’invio di una raccomandata.

 

Al ricevimento della comunicazione potrà essere concordata con controparte la sospensione della prestazione per la durata dell’impedimento o per determinati giorni o mesi dopo la cessazione dell’impedimento, qualora sia necessario più tempo per riprendere l’esecuzione.

 

Seguono due esempi pratici per dimostrare come possa essere affrontato il problema dell’impedimento della prestazione per causa dell’epidemia, (gli esempi sono privi di identificazione delle parti per rispetto della riservatezza):

 

  1. Studio dentistico si trova obbligato dalle disposizioni restrittive del Governo a ridurre l’attività ai soli casi di urgenza. La clientela rinvia buona parte degli appuntamenti per visite a data da destinarsi, ciononostante lo studio deve fronteggiare rate di pagamento del leasing per alcune apparecchiature. Il legale dello studio dentistico scrive alla società di leasing richiedendo la sospensione del pagamento delle rate per la durata delle misure restrittive e per un mese a seguire la conclusione delle misure. Dopo un breve scambio di corrispondenza, la società di leasing, posta di fronte all’evidenza della causa di forza maggiore, accetta la sospensione proposta.

  2. Una società si trova costretta dalle misure restrittive a sospendere l’attività. I dipendenti sono posti in cassa integrazione ed a causa di misure rafforzative delle restrizioni, adottate dall’amministrazione regionale, non si ritiene possibile di riprendere l’attività neppure adottando le necessarie misure per il “distanziamento” di dipendenti e clientela. Ovviamente ogni pagamento relativo a spese correnti non può essere effettuato. Il legale della società notifica l’avvenuta causa di forza maggiore alle controparti, concordando con ciascuna una sospensione fino al momento di ripresa delle attività, con termine di grazia di trenta giorni a partire dal giorno della ripresa.