Vendere dalla Russia all’Italia: grano e cereali

Aggiornato il: lug 4



L’Italia è un grande produttore ed esportatore di pasta e di altri prodotti lavorati da grano e cereali (farine di grano tenero ed altri trasformati), ma la produzione italiana copre poco meno del 50% delle necessità nazionali di grano e cereali. Per questo motivo l’Italia è un Paese importatore di grano fin dal 19° secolo. Secondo le statistiche ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) l’Italia ha importato nel primo semestre del 2019 oltre 2.300.000 tonnellate di grano tenero, 1.160.716 tonnellate di grano duro, 3.115.000 tonnellate di mais, 221.737 tonnellate di orzo, ed oltre 587.000 tonnellate di prodotti derivati da cereali e 218.000 tonnellate di mangimi per animali.


Il valore complessivo in Euro delle importazioni di grano (varietà dura e tenera) è pari ad oltre 794 milioni di Euro, e per le importazioni di mais oltre 563 milioni di Euro.


L’importazione di grano in Italia è generalmente assicurata da importatori specialisti (spesso agenti di borsa nelle borse merci italiane) in grado di rivendere il prodotto non solo ai compratori finali (molini e grandi imprese di trasformazione) ma anche in altri Stati dell’Unione Europea utilizzando lo spazio Europeo di circolazione delle merci.


I molini italiani usano con maggiore frequenza una miscela di tre tipi di grano:

1) Grano Italia (varietà Bologna),

2) Grano russo,

3) Grano americano “Spring”.


Il mercato è quindi pronto a ricevere prodotti dalla Russia e dal Kazakhstan (dove la produzione di grano duro è maggiore). Il grano più richiesto è quello di alta qualità con valore della proteina sulla sostanza secca oltre il 15,3%., per il quale sono normali ordini per 100.000 tonnellate per anno. Altri generi molto richiesti sono il grano tenero per alimentazione animale, mais, orzo per alimentazione animale e semi di girasole.


I grani di alta qualità sono esenti da tariffe doganali, mentre per gli altri prodotti granari e cerealicoli l’Unione Europea fissa determinate quote con un sistema di tariffe differente a seconda che la quantità importata sia “entro la quota” od “oltre la quota”.


Il primo passo per vendere cereali in Italia consiste nel contattare un importatore e fornire una descrizione dei prodotti da importare e della quantità in vendita. Gli importatori italiani richiedono un analisi del prodotto a standard internazionale con farinografo Brabender.


Il passo successivo consiste nel negoziare quantità, prezzi ed altri punti fondamentali del contratto di vendita. Normalmente gli importatori chiedono che il trasporto dei prodotti sia regolato da clausole standard Incoterm (termini commerciali internazionali), tra le più utilizzate FOB, CIF e CPT.


In Italia i contratti di compravendita di cereali sono regolati dal Codice Civile ai paragrafi da 1470 a 1536. Le Parti possono regolare il contratto in conformità alla “Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di vendita internazionale di merci (Vienna, 1980)”.


Gli importatori ed intermediari italiani più esperti possono gestire tutte le fasi della vendita, quali trasporto e trattative con il broker marittimo, scarico al porto di arrivo, sdoganamento, vendita ed immagazzinamento, fumigazione e trasporto verso il compratore finale.


L’epidemia di coronavirus non ha avuto particolari effetti sul mercato del grano e dei cereali in Italia. Tutte le società e gli operatori del settore hanno lavorato normalmente, in quanto tutte le attività per la produzione e distribuzione di prodotti alimentari sono state considerate prioritarie e non sono state interrotte. I Decreti Presidenza del Consiglio dei Ministri in materia di emergenza da epidemia hanno stabilito soltanto delle direttive per la sicurezza e la salute dei lavoratori.


Secondo alcuni economisti italiani (Bellomo Il Sole24Ore Finanza) il prezzo del grano potrebbe aumentare nei prossimi mesi, e il limite all’export del grano adottato dalla Federazione Russa (massimo7 milioni di tonnellate tra aprile e giugno) potrebbe essere il primo passo verso un blocco delle esportazioni dalla Federazione, come avvenuto nel 2010.

Di conseguenza, oggi si può presentare l’occasione per entrare nel mercato italiano con prezzi elevati e prima che eventuali misure di protezione possano ritardare i rapporti con gli importatori in Italia.

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